Martedì 14 luglio condurrò una lezione con gli studenti della Auburn University, ospiti del programma Joseph S. Bruno Auburn Abroad in Italy.
Partendo dalla mia esperienza personale, parlerò di Cultura Hip Hop e del suo potenziale come mezzo espressivo e di riscatto sociale. L’incontro si concluderà con un workshop di scrittura Rap.
Ringrazio la professoressa Lydia Witt, direttrice del programma, e la coordinatrice del progetto Roberta Londi per avermi coinvolto.
Per informazioni sui miei incontri didattici scrivere a: info@amirissaa.com
Venerdì 12 giugno sarò a Rimini per partecipare al festival Mare di Libri.
Insieme a Kento parleremo di Rap e scuola. Il talk sarà condotto da Fabio Geda Vi aspetto!
“Cos’hanno in comune un genere musicale definito dalla denuncia sociale e dalla critica al sistema nato nelle periferie di New York e la scuola? Sono effettivamente due realtà così agli antipodi? Insieme ad Amir Issaa e Kento, cerchiamo di dare un nome all’anello di congiunzione tra scuola e rap.”
Giovedì 7 maggio farò un intervento online all’interno della conferenza annuale del CAIS (Canadian Association for Italian Studies), che si svolgerà a Vancouver presso la University of British Columbia.
Sarà un’occasione importante per parlare di come il rap possa essere utilizzato come strumento didattico, per approfondire la lingua e la cultura italiana contemporanea.
Ringrazio le professoresse Michela Valmori e Luisa Canuto per l’invito.
Sono felice di iniziare questa nuova collaborazione con Edulia Treccani Scuola. Nel primo reel ho menzionato alcune barre tratte da due brani di Simba La Rue e Neima Ezza, che ci aiutano a comprendere la relazione tra gli studenti e il mondo della scuola, utilizzando il rap come lente di ingrandimento. Ne usciranno altri prossimamente!
Ringrazio Beatrice Cristalli e Thomas Ducato per avermi coinvolto.
Sul sito La tecnica della scuola potete leggere una bella recensione del mio libro Rap in classe,a cura di Pasquale Almirante.
“Il rap in classe? Si può fare e se è proposto da un rapper, ancora meglio, soprattutto se si tratta di Amir Issaa, 47 anni, rapper romano cresciuto a Tor Pignattara, padre egiziano e madre italiana, ma appassionato di questo genere musicale già da piccolo, quando inizia a scrivere testi anche per allontanare le paure che lo affliggono […]
Oggi molte scuole lo chiamano perché si è capito che la fusione tra ritmo e poesia, da cui l’acronimo, Rap, Rhythm and Poetry, può far scoprire negli alunni il potere delle parole, quelle che rendono gli uomini liberi e capaci di esprimere ciò che sono, ciò che sentono e ciò che li circonda.”
Ormai da tempo la mia “missione” è quella di aprire un dibattito sul potere educativo del rap per aiutare chi non lo conosce ad andare oltre il pregiudizio per cui questa musica è solamente qualcosa di negativo. Ogni volta metto al centro la mia esperienza personale perché penso sia questa la forza del mio lavoro: quando andavo a scuola ero uno dei tanti ragazzini che non vedeva l’ora di sentire il suono della campanella per uscire da un luogo che mi faceva sentire un estraneo. Essere figlio di un immigrato in una situazione di emarginazione sociale di certo non mi aiutava, e per tanti anni ho faticato a trovare l’autostima necessaria per migliorare la situazione.
A scrivere i temi ero tra i più bravi della classe, ma nessun docente mi aveva fatto capire che quel talento poteva essere valorizzato, così dopo un po’ di anni ho mollato il colpo. Come ho detto spesso nelle interviste e nei miei libri, l’incontro con la cultura Hip Hop e con il rap è stato la mia salvezza, perché grazie a questa musica ho capito che anche io valevo qualcosa. Dopo anni di carriera come rapper ho iniziato a portare la mia testimonianza ad altri ragazzi e ragazze come me e ho sentito che quella era la mia vocazione.
Di questo e molto altro parlerò venerdì 10 aprile al convegno organizzato da Edizioni Erickson,“Supereroi fragili”: condurrò un workshop rivolto ai docenti sull’utilizzo del rap a scuola come strumento didattico, e sarà un’occasione per fare conoscere a tante persone anche il mio libro “Rap in classe”. Vi aspetto!
Venerdì 3 aprile incontrerò gli studenti di Auburn University, presso la sede di Palazzo Chigi ad Ariccia, per una lezione su cultura Hip Hop e identità italiana contemporanea. Gli strumenti didattici saranno alcune canzoni e videoclip del mio repertorio, in cui ho parlato di seconde generazioni e identità, insieme a estratti dai miei libri. Sono felice di poter contribuire a una visione dell’Italia lontana dagli stereotipi.
Questo è il terzo anno consecutivo in cui vengo coinvolto e per questo ringrazio la direttrice del programma Lydia Witt e la coordinatrice del progetto Roberta Londi per la fiducia.
On Friday, April 3rd, I will meet the students of Auburn University at Palazzo Chigi in Ariccia for a lecture on Hip Hop culture and contemporary Italian identity. The teaching tools will include some songs and video clips from my repertoire, in which I have explored themes of second generations and identity, along with excerpts from my books. I’m glad to contribute to a vision of Italy that goes beyond stereotypes.
I’m glad to take part for the third consecutive year, and I would like to thank the program director Lydia Witt and the project coordinator Roberta Londi for their trust.
Anche nelle università italiane il mio lavoro didattico con la Cultura Hip Hop sta iniziando a suscitare un interesse sempre maggiore! Sono felice di annunciare che giovedì 3 aprile condurrò una lezione all’ università di Parma all’interno del seminario: Lezioni aperte di sociologia – “Di fronte alla diseguaglianza globale che aumenta”.
«Con Amir Issaa, rapper, scrittore ed educatore. Introducono Veronica Marchio e Chiara Scivoletto. Un viaggio nella cultura Hip Hop come strumento di inclusione sociale con uno dei protagonisti della scena Rap italiana, impegnato a trasformare parole e rime in veicoli di consapevolezza contro le discriminazioni.»
Ore 9:30 Aula Filosofi – Via università 12 (Parma)
Ringrazio Alice Politi per questa nuova intervista che potete leggere sul sito di Vanity Fair. Abbiamo parlato del libro Rap in Classe, edito da Erickson, e del mio lavoro da educatore.
«Il Rap può essere uno strumento educativo? Può sensibilizzare gli adolescenti su temi importanti, dare loro un mezzo per esprimere il disagio, essere megafono per raccontare malessere ed emarginazione sociale, diventare un veicolo di storie che altrimenti rimarrebbero inascoltate? La risposta è sì, può farlo. Lo sta dimostrando Amir Issaa, 46 anni, che attraverso la musica Rap ha trasformato la sua vita fino a diventare oggi un educatore che porta nelle classi della scuola primaria e secondaria la storia vera e tutto il potenziale di questo controverso genere musicale.
A sostenere la sua «missione» c’è anche una storica casa editrice come Erickson, fra le più attente alle esigenze delle nuove generazioni e ai percorsi didattici più innovativi, con cui Amir ha pubblicato Rap in Classe, piccolo e prezioso manuale per la scuola secondaria in cui ha raccolto un’introduzione alla storia del Rap – incluso il suo rapporto con la cultura Hip Hop e il ruolo che svolge nelle battaglie per i diritti civili – una riflessione sul linguaggio utilizzato e vari laboratori con attività da proporre nelle classi per usare questo genere come forma narrativa.»
Durante la mia lezione all’ “Università per Stranieri di Perugia” sono stato intervistato dal TG3 Regionale Umbria.
«Il rap ti avvicina all’utilizzo della parola e per farlo sempre meglio devi ampliare il tuo vocabolario. Questo gioco diventa veramente importante quando vuoi emergere, perché se hai un linguaggio basilare dopo un po’ sarà difficile raccontare, quindi cercherai di inserire sempre più parole per iniziare a fare quello che si chiama “wordplay”: giocare con le parole. In tutto questo ci può essere il dialetto, e ci possono essere più lingue».