EXPLORING ITALIAN LANGUAGE, RAP, MIGRATION THROUGH TRANSLATION – (Words without borders)

Finalmente il mio libro Vivo per questo è stato tradotto in Inglese. La professoressa Donatella Melucci e gli studenti del suo corso di Italiano a Georgetown university hanno realizzato questa traduzione, e nell’articolo appena uscito sul sito Words Without Borders è stato raccontato il processo di lavorazione. Il prossimo step sarà una pubblicazione negli Stati Uniti e ci stiamo lavorando.

“In spring 2019, due to a series of fortunate circumstances, my class took on a challenge: the actual translation of a book from Italian to English. The idea was inspired by an event hosted by the Department of Italian at Georgetown University at which Amir Issaa, an Italian rap-music artist, presented his 2017 autobiography, Vivo per questo (This Is What I Live For)”

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PHOTOANSA 2019 / MUSEO MAXXI – LUN. 2 DICEMBRE

L’agenzia ANSA mi ha selezionato per partecipare a #photoansa2019. Un evento organizzato per celebrare i personaggi più importanti dell’anno. Tra gli invitati il presidente del consiglio Giuseppe Conte, il segretario generale del ministero degli esteri Elisabetta Belloni e Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto rimasto paralizzato in una sparatoria. Lunedì 2 Dicembre al MAXXI ci incontreremo per un Talk.

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Photogallery dell’evento

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YOUR PLACE / THINK AND MAKE – SAB. 30 NOVEMBRE

Sono stato selezionato insieme a 40 creativi di Roma per partecipare a Your Place Think and Make. All’interno del festival Videocittà 2019 Sabato 30 Novembre alle ore 15:30 salirò sul palco per un talk accompagnato da video e immagini. Un progetto a cura di Paolo Casicci, giornalista e content curator e Davide Paterna, architetto e direttore di Open House Roma.

Un evento in cui si celebrano e si mettono in scena talenti dell’industria creativa che vivono uno spazio sempre più strategico nella società, contribuiscono a migliorarla con azioni creative, consapevoli e contemporanee“.

(Ex Caserma Guido Reni – Via Guido Reni 7)

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IL TESTO DI “GUERRIERI” IN UN LIBRO DI RIZZOLI EDUCATION

Sono uno dei primi rapper Italiani che ha il testo di una sua canzone in un libro scolastico. All’interno di Mondi Narrativi (M.Franzini -S.Trulli) edito da Rizzoli Education, è stato inserito il testo di Guerrieri insieme a quelli di Gino Paoli, Francesco De Gregori, Pino Daniele e Jovanotti. Con tanto di analisi della scrittura, una mia biografia e una breve ma accurata descrizione storica della cultura Hip Hop e del rap.

Maggiori informazioni sul sito di Rizzoli e disponibile in tutte le librerie.

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AMIR USA TOUR – (Umass)

Ph: Jessica Lourenzo – Grfx: Snip Graphics

Giovedì 13 Novembre sarò di nuovo negli Stati Uniti per incontrare gli studenti di University of Massachusetts (UMASS) per un talk in cui racconterò la mia storia. Oltre al laboratorio didattico ci sarà anche un concerto. Ringrazio Cara Takakjian e Melina Masterson per il coinvolgimento. Un altra tappa che va ad aggiungersi al Vivo per Questo – Usa Tour.

L’evento è aperto al pubblico e sul sito dell’università trovate tutti i dettagli.

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TEMPESTA / LA MOSTRA DI GREG JAGER – TESTO CRITICO DI AMIR ISSAA

Greg Jager è un artista di Roma con cui ho già collaborato in passato per la realizzazione della copertina del libro Vivo per questo. In occasione della sua mostra personale alla Galleria 206 a Bari, ho avuto l’onore di scrivere il testo critico e potrete leggerlo di seguito. E’ stato segnalato anche dal portale Cielo Terra Design di Paolo Casicci. Un altro step signficativo nella mia carriera da autore.

“Abbiamo scritto più volte di questo visual artist partito dai graffiti e arrivato con il suo astrattismo maturo a una forma di urban art contemporanea. Ma che cosa è la Urban Art? Prova a rispondere nel testo critico che accompagna la mostra – e che pubblichiamo – Amir Issaa, storico rapper e writer romano appartenente ai collettivi Rome Zoo e TRV, attento osservatore della creatività urbana e co-fondatore della piattaforma creativa The Hasib Posse“.(Cielo Terra Design)

LASCIARE UN SEGNO INDELEBILE IN OGNI CONDIZIONE

Negli ultimi anni siamo stati spettatori di un fenomeno che molti inquadrano superficialmente sotto l’etichetta “Urban art”, spesso intesa come pratica di decoro urbano. Questa definizione è anche fin troppo inclusiva e ingloba al suo interno una moltitudine di declinazioni, ma se vogliamo parlare di arte urbana nella sua ampiezza dovremmo includere anche tutte le modalità non autorizzate. Ne è passato di tempo da quando i primi writer newyorkesi come A One, Lee Quinones, Rammellzee, Crash, Toxic, Daze e Futura 2000 hanno iniziato a dialogare con le gallerie d’arte e i musei (“Arte di frontiera. New York Graffiti” a cura di Francesca Alinovi, Galleria d’Arte Moderna di Bologna, 1984), e non a caso i più eclettici sono ancora in attività e hanno quotazioni di alto livello sul mercato. Quelli che semplicemente hanno spostato il loro playground dai treni alle tele senza un processo evolutivo, molto probabilmente fanno più fatica a fare emergere la propria personalità. E la domanda a cui non sarò io a dare una risposta è la seguente: “Ha senso trasferire un “pezzo” dal suo habitat naturale, che sia un muro o un treno, e trasferirlo sulla parete di una galleria d’arte o di un museo?”. L’inganno del superego legato indissolubilmente all’essere un writer ha portato intere generazioni a creare un corto circuito artistico in cui la credibilità e la purezza vengono apprezzate all’interno della scena dei graffiti più del risultato finale, ed è un discorso comprensibile quando sei un ragazzo in lotta con la società, ma non può e non deve diventare una gabbia che limita l’uso della creatività.

Greg Jager è tra gli artisti Italiani che con naturalezza stanno seguendo il flusso di questo processo evolutivo, senza nessuna ipocrisia e ben coscienti del ruolo che hanno nel mondo dell’arte contemporanea. La assidua pratica del trainbombing ha trasformato i desolati depositi di treni in vere e proprie palestre di sperimentazione dello stile. L’atto di dipingere sui vagoni in yard è un rituale che Greg Jager ha praticato negli anni con l’esigenza di evadere dalla realtà, alla ricerca di un luogo dove poter esprimere la propria estetica senza alcun filtro imposto dall’alto. È proprio questa condizione che lo ha trascinato dalle yard allo studio. Ma in questo passaggio qualcosa cambia: lo shift da spazio pubblico a privato pone nuove condizioni che lo spingono alla ricerca di una formula visiva in grado di  dialogare con contesti galleristici e museali.

L’uso ragionato dello spray nelle sue opere sancisce questo eterno legame e ne è ormai un tratto distintivo, e anche se utilizzato in minima parte è un aspetto che non può sfuggire agli occhi di chi ha una certa sensibilità. Le sue strutture danno l’idea di trovarsi davanti ad un “caos stilistico”, ma si percepisce sempre molto bene la non casualità in cui emerge un legame con il mondo digitale. Come una tempesta che con violenza risucchia al suo interno tutti gli elementi che si trova davanti, e li trasforma in qualcosa di nuovo decostruendo e ricostruendo la realtà, attraverso infinite possibilità, lasciando allo spettatore l’onore e l’onere di trovare una chiave di lettura, ammesso che ce ne sia solo una. Nella sua ricerca si nota il recupero di tematiche legate alle avanguardie storiche – come il Futurismo, il Dadaismo, il Bauhaus, il Costruttivismo Russo e la Cinetica – rielaborate alla luce delle ricerche artistiche più recenti, quali l’astrattismo contemporaneo di El Tono, Clemens Behr, MOMO, Boris Tellegen, Jason Revok, Felipe Pantone per citarne alcuni – con l’intento di abolire ogni frontiera tra graffiti writing e arte contemporanea.

Greg Jager è riuscito a fondere la sua passione per l’astrattismo con un’attitudine ed una tensione emotiva che non può prescindere dall’aver dipinto per anni in situazioni estreme, e ora che l’illuminazione non è più quella fioca di un lampione nelle ore notturne, ma è quella delle luci continue del suo studio, è riuscito a dare giustizia a quello che è l’obiettivo comune di ogni artista, ovvero: “Lasciare un segno indelebile in ogni condizione”. Che ci sia il sole o davanti a una tempesta Greg Jager ha metabolizzato le notti fredde passate in strada ed ha maturato oggi un nuovo linguaggio che trasmette una risposta emotiva senza tradire il suo background. – (Amir Issaa)

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AMIR ISSAA / IUS POLITICA – (Drago publisher)

Sul sito di Drago Publisher potete leggere un articolo scritto in Inglese dalla giornalista Danielle Hurren. E’ un approfondimento sul mio lavoro artistico in relazione al tema delle seconde generazioni, e al contributo per il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli Immigrati. Selezionando la lingua in alto a destra c’è anche la versione tradotta in Italiano.

“By focusing his art on the necessity of bringing his own and others citizenship into the realm of statutory rights, he makes his own form of payback. He gives voice to all those who are born to an incognito legal status, for which rap and hip-hop often function as a homing device. A way for kids to ground themselves in a culture of rap and hip-hop in a society which leaves them ethereal in terms of their legal rights and status“.

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LA GENERAZIONE HIP HOP E L’ITALIA MULTICULTURALE – (La città nuova – Corriere)

Gabriella Kuruvilla ha scritto un bellissimo articolo sulla mia storia per La città nuova, un blog di Corriere della sera, focalizzando la sua attenzione sull’impegno che ho dedicato alla causa della cittadinanza per i ragazzi di Seconda generazione, ma senza tralasciare i vari aspetti della mia carriera a livello artistico. Rap, graffiti, il libro Vivo per questo e i tour didattici negli States.

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